L’Arcangelo guerriero

L’espressione latina Quis ut Deus riportata sulla base lignea della statua di San Michele Arcangelo venerata a Carbonara, si richiama all’origine stessa del nome, in ebraico Mi ka – ‘El che significa Chi è come Dio. Tale espressione sia in forma interrogativa – Quis ut Deus? – che in forma esclamativa – Quis ut Deus! – è spesso inserita come epigrafe nello scudo imbracciato da San Michele nella iconografia cristiana.
Secondo alcune fonti, considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, il protettore del popolo eletto, San Michele viene raffigurato sia in Occidente che in Oriente (da dove il suo culto deriva), come un angelo alato, un combattente con la spada o con la lancia in mano e sotto i suoi piedi il maligno sconfitto in battaglia.
Tale iconografia acquisita nel corso dei secoli, deriva dalle citazioni bibliche del vecchio e del nuovo testamento e più specificatamente dal libro di Daniele (Dn 12, 1), dal vangelo di Giovanni (Gv 5, 24 episodio richiamato nell’inno bizantino Akathistos) e dal libro dell’Apocalisse di Giovanni (Ap 12, 7-12).
In epoca paleocristinana e bizantina, l’Arcangelo viene considerato guaritore degli infermi e pertanto veste un lungo abito di dignitario di corte, il loron, tenendo nelle mani un turibolo o uno stendardo: è con questi simboli che l’imperatore Costantino a partire dal 313 d.C. ne sancisce il libero culto.
Oltre ad affidarsi alla sua protezione, specialmente nel momento del giudizio come recita un’antica invocazione – “San Michele, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel giorno del tremendo giudizio” – l’Arcangelo è riconosciuto nella liturgia romana come guida delle anime al cielo con il compito della pesatura della anime dopo la morte, pertanto in alcune raffigurazioni oltre la spada porta in mano una bilancia.
San Michele è dunque uno dei tre arcangeli riconosciuti dalla chiesa, colui che comanda l’esercito celeste contro gli angeli guidati da Lucifero e precipitati a terra. In suo onore e in qualità di difensore della Fede dal Dubbio e dall’Eresia, papa Leone XIII (pontefice dal 1878 al 1903), introdusse un rito esorcistico chiamato Exorcismus in Satam et Angelos Apostolicos nel quale cita San Michele come Principe assai glorioso delle milizie celesti.
Il culto di San Michele Arcangelo, nato a seguito dell’apparizione narrata nel Liber de apparitione sancti Michaelis in Monte Gargano, risalente all’ Ottavo secolo si diffuse nei secoli successivi fino a divenire festa patronale in molte località del mezzogiorno italiano durante l’età controriformista (sancita dal concilio di Trento conclusosi nel 1563), sviluppandosi e conformandosi nelle forme più definite tra il Settecento e l’Ottocento alla tradizione cortigiana napoletana.
Fonti notarili attestano che la devozione all’Arcangelo Michele, fosse già praticata nel 1600 mentre si ha notizia che durante il 1700 si svolgesse una fiera della durata di otto giorni, in onore dell’Arcangelo presso l’abbazia di Sant’Angelo in Siris tra i territori di Ceglie del Campo e Carbonara.
A conferma dell’antica origine del culto, dai recenti restauri eseguiti sull’immagine carbonarese è emerso che la statua, una scultura in pietra calcarea policroma, potrebbe essere di origine cinquecentesca realizzata sul modello di quella venerata presso Monte Sant’Angelo sul Gargano, realizzata ad opera di Andrea Contucci detto il Sansovino (da non confondere con il suo più celebre allievo Iacopo) intorno all’anno 1507.
Durante i secoli la statua ha subito diverse manomissioni dovute forse ad un lungo abbandono o un diverso adattamento delle condizioni d’uso. Tra esse sono da segnalare la probabile abrasione del medaglione pettorale sul quale era forse riportato uno stemma nobiliare ed il danneggiamento irreversibile del braccio destro, ricostruito in legno in epoca ottocentesca.
La scultura poggiante su una base lignea del 1887, ha una altezza di circa 83 cm e si mostra al pubblico vestita da una corazza d’argento di probabile fattura ottocentesca con un gonnellino da centurione: essa riprende l’originale disegno della corazza sottostante rispecchiando le raffigurazioni più antiche di San Michele che lo vedono rivestito di un’armatura dai riflessi argentei, con un elmo riccamente istoriato, nell’atto di trafiggere Lucifero con la spada. L’adattamento e sovrapposizione di tale armatura ha tuttavia danneggiato l’originaria lavorazione della pietra.
Ulteriori elementi di pregio sono il delicato trattamento dell’incarnato del viso e la croce pettorale impreziosita da cristalli colorati incastonati.
L’immagine di San Michele venerata a Carbonara è inoltre una delle rare immagini scolpite in pietra utilizzata a scopo processionale, pesante da trasportare, forse il segno di un antico rito di devozione al Santo.

di Annagrazia Genchi